8 LUGLIO 2016

La Piccionaia presenta Rosaria De Cicco in “Regine”
regia di Giuseppe Bucci (un’idea di Francesca Gerla e Chiara Tortorelli)

Monologhi:
“Mena” di Arnolfo Petri
“Quanto la vita” di Chiara Tortorelli
“La voce di Laura” di Giuseppe Bucci
“Io so nuotare” di Francesca Gerla
Prologo ed epilogo di Pino Imperatore

Corte Rinascimentale Casa Apicella, Cava de’ Tirreni (Sa)
ingresso € 10,00

Nati da una idea delle scrittrici Francesca Gerla e Chiara Tortorelli, i monologhi di Regine sono le voci di eroine all’inverso, in disgrazia, rappresentative della società contemporanea e delle sue nevrosi e contraddizioni, e ne raccontano la quotidianità drammatica, surreale, simbolica, ironica.

Mena” di Arnolfo Petri è la regina di Quadri, nuova prostituta, ora boss di camorra, che ha ormai perso memoria della figura umana e poetica di una mamma come Filumena Marturano.

È solo una favola, amore” di Chiara Tortorelli racconta la Regina di Picche, nuova adolescente che il mondo dei social network o della emancipazione non mette al riparo da depressione, anoressia e isolamento causate da abusi in famiglia.

La protagonista di “Io so nuotare”, di Francesca Gerla, è la Regina di Fiori, nuova mamma, eroina profuga che ha viaggiato incinta sui barconi e non capisce il rifiuto dell’Occidente a prestare aiuto a lei e al suo bambino.

L’amore omosessuale è il tema del monologo “La voce di Laura”, scritto dal regista Giuseppe Bucci e ispirato a La voce umana di Jean Cocteau, per la Regina di Cuori, nuova amante abbandonata al telefono, donna lesbica che, in una società ancora omofoba, non può opporsi al desiderio di famiglia e figlio naturale della donna che ama.

L’opera vede la partecipazione straordinaria dello scrittore Pino Imperatore, noto anche per la fortunatissima trasposizione teatrale del suo romanzo Benvenuti in casa Esposito (Giunti). A lui è affidato un prologo e un poetico epilogo.

I costumi di Regine sono di Francesca Filardo. Musiche di Luca Formicola. Scenografie di Pietro D’Anna. Fotografie di Sonia De Rosa.

Costumi: Francesca Filardo
Musiche: Luca Formicola
Scenografie: Pietro D’Anna

Recensione ultimo appuntamento della Rassegna invernale … Arrivederci all’estate con il “Premio Li Curti”

 Ultimo appuntamento con la Rassegna invernale del Premio ” Li Curti ” ideato e diretto da Geltrude Barba.

 

Semplici osservazioni di una spettatrice appassionata di teatro e di tutto quello che è cultura.
 
Sulla scena tre leggii…una fisarmonica , un violino e una chitarra completamente decorata, degli spartiti. Scenografia particolare che prelude a qualcosa di magico. E magico diventa il tutto allo spegnersi delle luci. Un tuffo nel tempo: dalle nebbie del passato appare come in un sogno Gabriella Ferri che non è Gabriella Ferri ma è tale la somiglianza che è facile lasciarsi ingannare dai ricordi.  

Antonella Morea diventa Gabriella Ferri, nello spettacolo “Io la canto così!”, accompagnata dai due musicisti, Franco Ponzo alla chitarra e Vittorio Cataldi alla fisarmonica e violino,diretti da Fabio Cocifoglia.

Il racconto inizia e la vita di Gabriella si snoda parallela con quella di Antonella Morea che magistralmente ci riporta ad un mondo che noi ricordiamo, ma che i giovani non conoscono. La storia di Gabriella viaggia sul numero due: due cadute, una a nove anni ,quando fu investita da una automobile e rischiò l’amputazione di una gamba fortunatamente evitata( grazie alle preghiere delle amichette portate in pellegrinaggio al Santuario del DIVINO AMORE ,come si racconta) e quella del 2004 che fu per sempre;due genitori; due Romanine in duo, cioè lei e Luisa De Santis con cui iniziò la carriera; due musicisti;due matrimoni;due amori….

Antonella ci mette l’anima oltre che la bravura e la narrazione di quelle due vite parallele, fa scorrere davanti agli occhi della memoria un tempo ormai lontano con i nostri ricordi, le nostre storie.. Storie che riviviamo, forse, sulle note struggenti di “Sempre”. Gli occhi sognanti di qualche spettattore così fanno intendere.

Antonella ci racconta che quando iniziò a cantare la chiamavano la Gabriella Ferri napoletana perchè oltre alle canzoni, copiava il suo look .E solo quando incontrò Roberto De Simone cambiò perchè il maestro volle capire cosa si nascondesse dietro tutto quel trucco.Poi arrivò la proposta di questo spettacolo che, ovviamente, fu la realizzazione di un suo sogno. Iniziò così una ricerca certosina di tutto quello che riguardava la Ferri, aiutati in ciò anche dal figlio della cantante, Seva Borzak jr. Antonella mostra alcuni schizzi fatti su carta di pane che Gabriella amava fare e su cui appuntava i suoi pensieri. Parlando di Sanremo, Antonella ci ricorda “Se tu ragazzo mio” che fu bocciata alla prima serata nonostante fosse stata cantanta anche da Stevie Wonder. La bravisima artista ci ha deliziato con ” Dove sta’ Zazà”, ” Tutti al mare”, “Grazie alla vita”, “Chitarra romana”e altri brani famosi, con tutto il pubblico che seguiva cantando quelle melodie indimenticabili; pubblico che ha raggiunto l’apice del gradimento con le note de “La società dei magnaccioni”. Antonella ha una recitazione impetuosa e spontanea, che coinvolge direttamente il pubblico cosa che ha fatto anche stasera quando ha chiamato la nostra Rosanna De Bonis ad aiutarla ad intrattenere i presenti mentre lei si cambiava di abito. Escamotage che ha reso più calda la serata perchè non capita spesso un artista che rischia, coinvolgendo perfetti sconosciuti, la serata. Anche ciò ha fatto Antonella. Si è fidata ma è rimasta sempre presente anche quando sembrava assente. Come presente era la sua icona artistica e la commozione finale quando Antonella ha raccontato la seconda caduta, quella definitiva che ci ha privati di un personaggio così forte, potente è stata quasi palpabile. Antonella Morea, grandissima interprete, l’ ha fatto rivivere alla grande e ha suscitato nel pubblico il desiderio di sentire ancora alla radio o alla TV questa straordinaria interprete che raramente viene ricordata nonostante sia stata la stella più sfolgorante del folk italiano . La serata è terminata con la manifestazione entusiastica del pubblico che è stato ringraziato da Antonella Morea gratificata da chi l’aveva preferita alla partita Inter – Napoli. La brillante presentatrice Carmela Novaldi splendida come sempre, è emozionata quando intervista l’artista. Le brillano gli occhi e il suo sfavillante sorriso è l’espressione delle emozioni che abbiamo vissuto in sala. La direttrice Geltrude Barba chiamata alla ribalta non è da meno. Si, il “Li Curti “ha segnato un altro punto a suo favore. Si spengono le luci e noi usciamo più ricchi nell’animo con la stessa emozione che provammo una vita fa.

Si può dire che la Rassegna invernale del Premio “Li Curti” termina alla grande. Ora non resta che aspettare Luglio quando inizierà il Premio “Li Curti” che quest’anno sarà dedicato completamente alle donne.Intrigante questo tema. Cosa ci riserverà?
Angela Vitaliano
 

Prossimo appuntamento Antonella Morea in …Io la canto così! sabato 16 aprile ore 21,00 Marte 

         Il Teatro “Luca Barba” presenta
                     Antonella Morea 

                                  in
               ….IO LA CANTO COSI’ !

                omaggio a Gabriella Ferri

                 Regia di Fabio Cocifoglia

         

                     

       Gli interpreti dell’opera sono due, anzi tre perché Antonella Morea a tratti torna in coppia con Luisa, compagna di esperienze giovanili, ed il canovaccio dei suoi ricami è tessuto a quattro mani con Fabio Cocifoglio. Ma è lei, sola sul palcoscenico, la regina del leggero ed ironico gioco delle parti e si diverte a trasformare gli apparenti attentati identitari in elementi della sua cifra stilistica.
      Nel suo romanzo “Opinioni di un clown” Heinrich Boll dice “…sono un clown e faccio collezione di attimi.” Questa frase si accende tutte le volte che penso a Gabriella Ferri,artista inimitabile e quasi impossibile da raccontare.

      Se chiedi agli amici di Gabriella Ferri, a chi l’ha conosciuta e a chi ha lavorato con lei un aggettivo per raccontarla ti rispondono: “Uno solo? S’incazzerebbe!”

      Dicono di lei: Era un pagliaccio straordinario, un pagliaccio di razza…Veramente l’amica ideale, ti dava tutto… Dove cantava, ecco, lì era il centro del mondo… La disperazione degli autori… Un po’ un pazzariello… Uno sguardo dolce e disperato che non si può sfuggire… Era la maschera con cui lei nascondeva tutto, tutto quel macello … Molto sensibile, molto ansiosa… Molto severa con se stessa… Impegnativa… Ogni sua frase era un urlo lanciato al mondo… Donna bellissima che non aveva paura di imbruttirsi… Eccentrica… Feroce… Bizzosa… Terribile… Anticonformista… Libera… Rivoluzionaria… Troppo in tutto… Una grande madre, una grande moglie, una grande amante… Verace… Testaccina… Romanesca… Come un San Pietrino… Rauca… Perturbante, conturbante, turbante… Senza pelle… Straordinaria… Forse solo nelle sue canzoni riusciamo a cogliere quegli attimi vissuti e collezionati dal suo animo di grande artista.

       

      Fabio Cocifoglia

       

      “…ci metterò un fiore!”

      Un giorno passeggiavo per le strade di Roma, entro in un negozio e vedo lei, Gabriella Ferri, il mio mito da ragazzina. Piena di bracciali, collane, anelli, tutta colorata…come sempre. Ma quasi non la riconoscevo. Sembrava non riuscisse nemmeno a parlare. Com’è possibile? Stavo quasi per andarle incontro, come ad una persona di famiglia, come ad una sorella più grande che non vedi da tanto tempo. E mentre sto per andare mi vedo riflessa in uno specchio del negozio. Ora siamo in tre. La mente è volata a quando mi vestivo tale e quale a lei, capelli rigorosamente biondi con la frangia, trucco da trincea, sacchi di trucco, il rimmel sugli occhi due linee di filo spinato, il fondotinta un campo minato. “E voglio vedere quando mi espugnano, sono come Gabriella Ferri, io!” Così dicevo. E così mi chiamavano per gioco gli amici “la Gabriella Ferri napoletana”. Erano per me quelli anni duri, di trasformazione, di battaglia. E lì mi sono resa conto che per Gabriella Ferri la battaglia non era ancora finita. Manteneva la posizione eroicamente. Confusa, forse, ma sempre in piedi.

      Più tardi a casa mi sono interrogata sul perché di tanto malessere, di tanta confusione. Ho trovato solo una “non risposta” efficace nelle parole del figlio di Gabriella Ferri, Seva, che chiudeva un intervista con una frase della mamma presa dal suo diario intimo: “Ho nella testa confusione? … ci metterò un fiore!”    

      Un’altra “non risposta” efficace l’ho trovata solo nelle sue canzoni che voglio cantare perché siano il mio fiore per Gabriella Ferri, una donna, un’artista a cui non finirò mai di dire grazie perché… mi ha dato tanto!

      Antonella Morea

      Prossimo appuntamento con lo spettacolo ” CATTIVA”

        
      Marte Mediateca Domenica 3 aprile  ore 19,00

      Cattiva e’ una donna o più donne o tante donne in una.Il tentativo di rappresentare un caleidoscopio di personalità tutte unite da un comune minimo denominatore, la cattiveria ,non perché la bontà sia diventata fuori moda , ma perché la cattiveria è sicuramente più scomoda.Chissa’quanti/ te leggeranno la loro storia in quelle raccontate e dinanzi alla ri-soluzione penseranno…. “magari”….